Il
documentario " Le
Vie Artistiche della Resistenza Teramana"
è stato trasmesso dall'emittente televisiva regionale
Rete8
in data 25 aprile 2004 ed è stato successivamente
inserito nella documentazione inviata alla Presidenza
della Repubblica per perorare la causa per il raggiungimento
del Conferimento della Medaglia
d'Oro per Meriti Civili.

Il documentario è stato realizzato senza nessun fine
commerciale ma per farne uno strumento divulgativo della
Resistenza Teramana.

Inoltre esso vuole rendere indelebile la giornata del 15
settembre 2005 e con essa i due eventi storici vissuti dalla
città e dalla provincia di Teramo: la visita del
Presidente Azeglio
Ciampi e il conferimento della Medaglia
d'Oro alla Provincia di Teramo e la Medaglia
di Bronzo al Comune di Martinsicuro.

Una copia del DVD
è disponibile per una visione gratuita presso la
Mediateca della Biblioteca Provinciale Melchiorre Delfico
della Provincia di Teramo.
|
|
Filmato
integrale del discorso del Presidente della Repubblica con
immagini di Teramo
Signor
Presidente della Regione Abruzzo,
Signor Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Teramo,
Signor Sindaco di Teramo,
Onorevoli Parlamentari, Autorità civili, militari e
religiose,
cari Sindaci della Provincia di Teramo, Signore e Signori,
anzitutto, grazie a tutti voi per la cortesia delle espressioni
usate nei miei riguardi.
Sono felice di questo nostro incontro.
Il mio viaggio in tutte le province del nostro Paese si avvicina
al compimento.
Teramo oggi, Chieti domani, mi riportano in una regione, l'Abruzzo,
che mi è particolarmente cara.
Non lo dico per essere cortese.
In Abruzzo, in un periodo difficile della mia vita, in quell'inverno
critico tra il 1943 e il 1944 in cui ogni italiano dovette
fare da solo le sue scelte di vita, trovai, nell'attesa di
attraversare il fronte per vestire nuovamente la divisa di
ufficiale dell'Esercito Italiano, quegli appoggi spontanei,
quegli slanci di solidarietà che davano quotidiana
testimonianza dell'umanità, e del patriottismo, della
gente abruzzese. 
Di queste antiche virtù, proprie della civiltà
italica, si nutre la nostra democrazia.
La rettitudine dei comportamenti, il rispetto dei valori etici
e deontologici, sono, in qualsiasi Stato di diritto, la base
di una ordinata convivenza civile, per il bene delle istituzioni,
per il benessere e il progresso dei cittadini.
Nella vita di ognuno di noi, questi valori debbono sempre
prevalere.
Tanti ricordi, incancellabili, riemergono fortissimi nella
mia mente ogni volta che torno tra voi. Io
amo l'Abruzzo.
Amo la vostra civiltà, il vostro stile tutto particolare
nei rapporti umani, che non è cambiato nel tempo, che
ha mantenuto tutta la sua autenticità antica: anche
se l'Abruzzo d'oggi è tanto mutato, rispetto a quello
di sessant'anni fa.
Ma voi, gli Abruzzesi, non siete affatto cambiati.
Allora, in una società ancora fondamentalmente contadina,
si poteva pensare che lo spirito direi quasi di fratellanza
fra le persone, che si esprimeva anche nel vostro darvi sempre
del tu, oltre ad essere l'espressione di una antica religiosità,
fosse la risposta alle durezze della vita quotidiana, la risposta
a una diffusa condizione di povertà.
Fa piacere sapere che anche se oggi nell'intero Abruzzo, e
in questa provincia in particolare, c'è stata una profonda
trasformazione economica e sociale, i legami di solidarietà
fra le persone sono ancora forti come allora. Vi date ancora
del tu.
Me ne rallegro.
Vi tendete ancora la mano gli uni agli altri, come fu tesa,
sessant'anni fa, a tutti noi che vivevamo alla macchia, in
condizioni di bisogno.
Non stupisce che qui tra voi sia particolarmente forte il
tessuto di solidarietà creato dalle organizzazioni
del volontariato.
Ho detto, prima, amo l'Abruzzo.
Veramente, amo tutta l'Italia.
Il mio patriottismo, che ha trovato così forti consensi
nella società italiana, in tutta l'Italia, dall'estremo
Nord all'estremo Sud del nostro Paese, dalle valli alpine
alla Sicilia, è anche figlio della conoscenza che ho
della straordinaria ricchezza e varietà del paesaggio
naturale e umano dell'Italia.
Anche dove esso appare più intatto, come qui da voi,
di fronte alla muraglia del Gran Sasso, ed è uno spettacolo
straordinario, il paesaggio italiano è il frutto di
una millenaria storia di civiltà.
Abbiamo costruito, nei secoli, un Paese bellissimo, e una
società ricca di valori.
Possiamo esserne orgogliosi.
Nei tanti incontri di cui è intessuto il mio pellegrinaggio
italiano, non ci scambiamo però, con i miei interlocutori,
soltanto parole di reciproco compiacimento.
Ovunque, qui come altrove, parliamo anche, con franchezza,
delle carenze da superare, delle difficoltà da affrontare.
Anche voi ne avete parlato.
E' bensì vero che quando il pensiero torna indietro
nel tempo le difficoltà dell'oggi possono apparire
poca cosa.
Ma ogni stagione della vita e della storia presenta problemi
nuovi; ad ogni svolta del nostro cammino dobbiamo proporci
nuovi compiti, nuovi impegni. Pensate
a quanto è cambiata, e deve ancora cambiare, un'economia
pur viva e dinamica come la vostra, di fronte ai grandi mutamenti
provocati dall'apertura dei mercati, che è forse la
caratteristica dominante del nostro tempo.
Questo vale per tutta l'economia italiana.
In tempi brevi, l'orizzonte operativo, per le nostre imprese,
è diventato, da provinciale qual era, prima nazionale,
e poi europeo, e poi globale, con una rapidità sconcertante.
Ad ogni passo ci si offrono nuove opportunità, ma anche
nuovi rischi.
Per le nostre produzioni si aprono sempre nuovi mercati.
Ma ai nuovi e vecchi mercati si affacciano sempre nuovi concorrenti,
vicini e lontani.
Si chiede quindi ai nostri imprenditori, in ogni regione d'Italia,
di dar prova di grandi doti d'inventiva, di grande vivacità
imprenditoriale.
E si richiede, a tutta la società, come qui è
stato già detto, una grande capacità di "fare
sistema", di coordinare le iniziative e i compiti che
toccano vuoi ai privati, vuoi alle istituzioni pubbliche,
a tutti i livelli, locali e nazionali. 
Condivido la vostra tenace insistenza per ottenere che si
completi e si ammoderni quella rete di infrastrutture, di
vie di comunicazione, che è come il sistema circolatorio
di un organismo vivente.
Dove questa rete si interrompe, o trova ostacoli che rallentano
la circolazione di uomini e cose, l'organismo soffre.
Quando gli ostacoli vengono tolti, l'organismo riceve nuovi
stimoli a una crescita sana.
Ma gli ostacoli vanno rimossi anche quando si passa dalla
circolazione di merci e capitali alla circolazione delle idee,
che è ancora più importante.
A Teramo e a Chieti, mete di questo mio viaggio abruzzese,
sono sorti due dei più moderni campus universitari
d'Italia.
Sono molti i nuovi poli universitari creati negli ultimi anni
nella provincia italiana, a integrazione della rete a maglie
larghe delle grandi università storiche.
E' necessario avere presenti gli obiettivi che si vogliono
raggiungere in questi centri di studi accademici, che spesso
attraggono, ed è anche il caso vostro, studenti che
vengono da altre province o regioni, o da altri Paesi: specie
se questi nuovi atenei sanno specializzarsi in alcuni settori
d'eccellenza.
Questo è un obiettivo da perseguire. E'
egualmente importante che le nuove università stabiliscano
forti legami con la realtà locale in cui si sono inserite,
con le istituzioni locali e con le forze economiche che contribuiscono
a dotarle dei mezzi finanziari necessari.
Un'economia produttiva che, come ho appena detto, è
sottoposta a incessanti esigenze di innovazione - innovazione
dei processi produttivi, ma anche innovazione del prodotto
- ha bisogno che le nuove università contribuiscano
a formare una gioventù preparata a trovare, e a creare
essa stessa, spazi di lavoro altamente specializzato.
L'intreccio territoriale fra insegnamento universitario, formazione
sui posti di lavoro, collegamenti con le esperienze di avanguardia
delle imprese, deve essere stretto.
Ma ci si attende anche che dalle università venga una
ricerca di base, senza la quale l'innovazione produttiva non
acquista lo slancio necessario.
Ricerca di base, quanto più possibile specializzata;
ricerca finalizzata soprattutto alle realtà produttive
locali; formazione dei giovani, sono tutti obiettivi egualmente
importanti, contributi indispensabili alla competitività
del nostro sistema.
Debbono crescere le ambizioni e l'impegno quotidiano degli
insegnanti, consapevoli che oggi nessuna realtà locale
può più dirsi "provincia".
Ovunque abbiamo davanti a noi vasti spazi: l'Europa - un'Europa
che è già oggi una superpotenza economica -
e il mondo.
L'Europa unita, molto meglio degli Stati nazionali, può
autorevolmente trattare con le altre grandi potenze dell'economia
mondiale condizioni eque dell'interscambio e dei rapporti
finanziari.
Di fronte al mondo, anche se l'Unione Europea attraversa oggi
una fase critica, nella politica come nell'economia, ci rassicura
far parte di essa, e avere per moneta l'euro, una moneta forte
e stabile, che ci garantisce, tra l'altro, bassi tassi d'interesse
e un elevato potere d'acquisto sui mercati mondiali.
Tutto questo i giovani d'oggi, che si muovono con naturalezza
da un Paese all'altro dell'Unione, già lo sanno, e
chiedono di essere preparati ad affrontare la sfida globale
che hanno davanti a loro, preparati a cogliere le opportunità
che a loro si offrono nel mondo.
I compiti che le istituzioni locali, le organizzazioni sociali
e produttive, le stesse forze politiche, impegnate, sul piano
locale o su quello nazionale, in continui e talvolta estenuanti
confronti, debbono affrontare oggi sono questi: dare una risposta
alla domanda di valori, alla domanda di certezze, che viene
loro rivolta dai giovani.
I giovani chiedono che sia creato un quadro istituzionale
ed economico sano, non soltanto italiano ma europeo e globale,
che offra opportunità alle loro ambizioni e alle loro
capacità, che ispiri loro fiducia.
I giovani chiedono che siano dati loro gli strumenti per operare
nei vasti spazi in cui sanno che dovrà svolgersi la
loro vita di lavoro, che non sono quelli, ben più ristretti,
che erano il naturale orizzonte che gli uomini della mia generazione
avevano di fronte negli anni della giovinezza.
Dopo avere creato questi più vasti orizzonti, gli uomini
che hanno oggi la responsabilità delle istituzioni
di governo, locali, nazionali, europee, ed anche globali,
non debbono perdersi in piccole dispute.
Guardate lontano, nello spazio e nel tempo, senza paura, senza
sterili nostalgie di un passato che era molto peggiore del
presente.
La realtà e lo spirito del nostro tempo non invitano
certo a restringere, ma se mai ad allargare ancora, con coraggio
e lungimiranza, l'orizzonte della nostra vita, della vita
dei nostri figli.
Posso dire, in base all'esperienza diretta di questi anni
di "viaggio in Italia", che la provincia italiana,
in ogni regione d'Italia, dimostra di essere molto matura,
ben cosciente di quella che è la realtà in cui
oggi noi tutti operiamo. 
Ne siete sicuramente coscienti voi, nel prepararvi ad affrontare,
con sistematicità, la sfida del cambiamento che tutti
abbiamo di fronte; proponendovi di coordinare, giustamente,
i vostri sforzi con i necessari impegni del Governo regionale
e nazionale.
Le vostre parole mi danno fiducia che sarete all'altezza della
prova. Vi auguro, avendo nel cuore il bene della gente teramana
ed abruzzese, buon lavoro e successo. Filmato
integrale del discorso del Presidente della Repubblica con
immagini di Teramo |
|